Un pianoforte in sala operatoria fa notizia, la cura del paesaggio sonoro no (ma servirebbe di piu’)

Sapevamo già che tanti chirurghi, in giro per il mondo, ascoltano musica mentre operano. Addirittura, ricordo il caso di un musicista che ha suonato mentre veniva operato al cervello. E’ probabile che questo musicista, mentre subiva l’operazione, fosse perfettamente a suo agio, se davvero suonava spesso di fronte al pubblico. Capita anche di sera all’atleta di ogni livello, se è davvero tale. Fare sport alla giusta intensità può rilassare. Si dice che fare sport di sera faccia dormire male di notte, ma non è sempre così. Un caso tutto diverso sarebbe ovviamente non un allenamento di bassa o media intensità o un concerto di importanza assoluta. Ma musica e sport, per chi li fa con costanza, fanno molto bene.

Perché torna sui giornali il potere della musica in sala operatoria nel bel mezzo della pandemia da Covid-19?

Perché un pianista / biologo italiano suona live in Italia durante l’operazione di un bambino.

Il pianista è Emiliano Toso, piuttosto noto, è anche un biologo cellulare e ha accordato il piano con il La a 432 Hertz, ovvero un po’ più basso di quanto si faccia di solito oggi (440 o 442 Hertz). In passato invece era l’accordatura comune, ma questo non viene mica scritto.

«L’accordatura a 432 Hz produce suoni più in armonia con le cellule», spiega Toso al Corriere della Sera, ripreso poi da un bel po’ di siti e testate italiane, perché è una bella notizia, che apre il cuore e rilassa. E’ una notizia media ma non c’entra col Covid-19. Anzi si. «(l’accordatura a 432 hz) parla la stesso linguaggio del nostro corpo, della natura». E il Corriere torna ovviamente sul tema del momento: “(musiche di Toso) sono già utilizzate negli ospedali, «anche nei reparti Covid e nelle terapie intensive». Bene.

Sarebbe bello, sui media, in ambito musica e dintorni, cercare di andare oltre l’ovvio, ma lo si fa così poco.

Se l’uomo fa musica da migliaia di anni, è probabile che la musica serva davvero a qualcosa. Non è solo una questione culturale, tribale, teorica. I suoni organizzati (ovvero la musica) in un certo modo servono alla vita, non solo umana, in qualche modo anche a quella animale e vegetale, visto che in molti sono convinti che le mucche producano più latte ascoltando certa musica o che le viti ci regalino uva che fa vino più buono. Qui su Soundscapes lo scriviamo spesso, anche se non sempre non riusciamo sempre ad approfondire.

Il concetto base che quasi tutti coloro che scrivono qualche articolo su quanto bene faccia un po’ di musica, sempre, è quello di paesaggio sonoro. Per la precisione paesaggio sonoro naturale. Che roba sia è abbastanza facile capirlo, basta fare una passeggiata in un qualsiasi luogo in cui la presenza umana sia ridotta o assente.

La natura fa un sacco di rumori piacevoli. Il silenzio, quello di certi deserti, fa rima con morte o quasi.

La vita produce rumori con i quali uomini, piante e animali di solito vivono in armonia. Certo, se vive accanto a un torrente o ad una cascata, si diventa sordi presto, ma di solito il fluire dolce dell’acqua è piacevole.

E quindi, se il tanto rumore, quello creato dalla società umana e dalle sue macchine o il silenzio “assoluto”, danno per lo più fastidio, non c’è proprio nulla da stupirsi se chi soffre in sala operatoria sta un po’ meno peggio in un ambiente ovattato mentre ascolta un pianoforte?

Come mai i grandi brand del mondo pagano non poco per sonorizzare con la giusta musica i loro spazi, utilizzando spesso gli operatori di AMP? Non è questione d’immagine. La musica giusta fa vendere di più davvero.

C’è da stupirsi del contrario: la società occidentale, così evoluta, perché non ha ancora reso confortevoli tutte le sale operatorie e le stanze di degenza del mondo anche dal punto di vista sonoro, anche quelle in cui non c’è un pianista disponibile?

In realtà, come abbiamo già scritto qui, il percorso è proprio questo e negli ospedali più moderni, lontano dalle emergenze e dagli ospedali in Fiera milanesi (dove l’ambiente sonoro sarà senz’altro terribile, vista l’altezza del soffitto).