Perché non si parla mai di music design? Cosa è cool e cosa conta davvero

Prima di una breve ma spero interessante riflessione, faccio una piccola premessa. E’ una cosa che ho imparato da chi davvero da anni, ogni giorno, si occupa di marketing.

La premessa è che i brand per essere davvero cool non devono essere apprensili facilmente. Apprensibile non è una parolaccia: vuol dire qualcosa che si può prendere ovvero acquistare. Non è solo questione di soldi: un brand davvero cool in Italia solitamente non ha il suo shop a Milano. Se arriva il suo shop ufficiale a Milano, la città dei trend e della moda, diventa subito pop e meno interessante per la gente… che piace. Si, certo, quest’ultima è una citazione di un bellissimo spot della Lancia Y.

Un brand non più cool oggi che invece lo è stato per un po’? Supreme. Il brand invece a cui si riferiva la  conversazione avuta con esperti di marketing e moda una decina d’anni fa è American Apparel. Oggi quest’ultimo brand, almeno in Italia, non è né cool né pop: semplicemente non esiste più. Così va il mercato.

Cosa c’entra questo con la musica? Molto. “Perché, caro Tiezzi, ci sono le mode in tutto, anche nelle razze di cani che teniamo in famiglia”. Questa cosa me la disse una persona che per decenni si è occupata del marketing di Alemagna… La moda riguarda tutto ciò che facciamo nella società occidentale, quella dei consumi. Ma veniamo al punto, che riguarda sempre i trend, ovviamente.

La mia riflessione è questa: il music design oggi non è fatto cool perché fa parte della vita di ognuno di noi. Forse inconsciamente, lo sappiamo tutti. Non è difficilmente raggiungibile come il californiano Coachella (il festival più cool per tutti). Il music design lo troviamo nel supermercato sotto casa, alla piadineria, in piazza per il festival della birra (…).

Non se ne parla, ma in fondo, che conta? La realtà è un’altra. Il music design è ormai parte integrante del marketing e del design architettonico dei punti vendita (negozi, etc) e di ritrovo (hotel, ristoranti, bar). Il music design è centrale, finalmente, oggi. Non lo era ieri, almeno in Italia. Oggi si. Per questo il livello qualitativo medio della musica diffusa oggi è incredibilmente più alto rispetto a qualche decennio fa.

C’è poi un altro motivo per il silenzio ed il poco interesse sul music design. Media, addetti ai lavori e pure diversi professionisti del settore confondono il music design con una cosa che, finalmente, facciamo tutti ogni giorno per noi stessi o per i quattro fan che abbiamo su Facebook: la creazione di playlist sui siti di streaming musicale.

E’ che fare music design a qualsiasi livello sembra così facile, ancora più facile che fare il dj ad altissimo livello, un ruolo che, guarda caso, è diventato il sogno preferito di tanti ragazzi… Solo che dei dj star  parliamo tutti, mentre come diventare un vero music designer è in fondo una cosa piuttosto banale e dannatamente lunga. E’ una cosa così poco interessante. Bisogna conoscere tanta musica, conoscere i brand per cui si lavora, mettere d’accordo esperti di marketing e creativi, collaborare con un music provider che porti la musica negli spazi, occuparsi dei diritti della musica diffusa, stare attenti a testi dei brani, che quasi sempre non devono contenere parolacce…

(Lorenzo Tiezzi)