Italia, estate 2018: negozi e luoghi d’incontro ‘suonano’ sempre meglio…

Per lavoro e per piacere passo diverso tempo ogni settimana sia in luoghi d’incontro (discoteche, bar, ristoranti) sia in negozi d’ogni tipo, dalla boutique d’avanguardia al punto vendita della grande distribuzione situato in un centro commerciale. In generale, nell’Italia del Nord e del Centro, le zone che frequento di più e che quindi le mie orecchie conoscono bene, il livello del paesaggio sonoro sta crescendo e crescendo velocemente.

Il miglioramento è evidente negli spazi d’eccellenza, che per primi hanno investito in questo settore e visti i risultati continuano a credere nel potere della musica, ma anche altrove. Tutte o quasi le catene diffondono musica di qualità almeno sufficiente, a volte davvero bella. Sono appena uscito da un supermercato di quartiere con marchio Italmark, a Brescia, in cui ho ascoltato due o tre brani pop rock che non conoscevo davvero piacevoli. Vista l’ora (tarda mattinata) ed il periodo estivo ero praticamente solo, ma il volume era giusto, non troppo alto e la qualità della diffusione sonora discreta. Si potrebbe fare ancora molto, anzi moltissimo, per la qualità sonora della diffusione, cercando di non nascondere troppo i diffusori e progettando ambienti che siano anche piacevoli dal punto di vista sonoro. In generale, comunque il panorama è in crescita.

Certo, prendere un aperitivo al bar del primo piano di Luisa Via Roma, a Firenze, forse la boutique più importante in Italia oggi, regala emozioni anche sonore e musicali non comuni altrove. Il suono è perfetto, anche all’aperto, nel nuovo bari Oasi by Moroso. E sopratutto, la ricerca musicale dei selector che questo spazio utilizza è continua. Mentre bevevo ho cercato alcuni brani davvero piacevoli, a metà tra deep house e pop, su Shazam e non li ho trovati. Quasi allo stesso livello l’esperienza della terrazza panoramica dell’Hotel Vittoria, unico cinque stelle di Brescia. Qui qualche sera fa mi sono goduto un aperitivo a ritmo di musica anni ’80 non banale. Sorseggiando un gin tonic eccellente, e godendoci lo show delle nuvole che stavano arrivando, abbiamo ascoltato una playlist che passava da Sade a Chris Rea ai Talk Talk, proponendo molto di quel pop che solo oggi forse definiamo “sofisticato”. Allora era solo pop.

E in discoteca? Fino a cinque anni fa circa, subire musica distorta in discoteca era la norma. I volumi erano mediamente troppo alti per gli impianti di diffusione sonora. Oggi, anche per problemi di tolleranza del rumore di notte, i volumi sono leggermente calati, la qualità sonora di quanto diffuso dai dj è cresciuta molto (grazie anche alla funzione ‘normalize’ che quasi tutti i software utilizzano) e soprattutto d’estate ascoltare musica in modo decente in discoteca è la norma. Ho vissuto il party Vida Loca allo Shada di Civitanova Marche, che al posto del solito ‘tetto suono’ ha un impianto audio con le casse disposte sul tetto del dancefloor e rivolte verso il basso, per evitare problemi con le case vicine… Sia la voce della cantante del party, sia quella del vocalist (che carica il pubblico), sia il dj set in questo locale arrivano forti e chiari, senza far però soffrire le orecchie.

Il prossimo passo, in discoteca, potrebbe essere quello di abbassare ancora un po’ il volume, visto che le leggi parlano chiaro e nessuno vuol ‘annegare’ nel sound, basta sentire bene la musica per emozionarsi… e contemporaneamente aumentare la qualità sonora della musica che viene proposta dai dj. Nelle discoteche più pop, ovvero i locali che non propongono techno ed elettronica (la musica di Sven Vath, Nina Kraviz, Tale of Us, etc), continua la moda dei “mash up“, ovvero brani “inediti” creati mettendo insieme parti di tracce diverse. Solitamente questo tipo di “canzoni” suonano malissimo, perché far suonare bene parti di brani diversi è difficile… I dj di medio e basso livello, in cerca di soddisfazioni personali e/o facilità, spesso non se ne curano e il risultato sono dj set pessimi dal punto di vista sonoro.

(Lorenzo Tiezzi)