La playlist di Sakamoto per il suo ristorante preferito, Kajitsu, a New York

Il celeberrimo compositore Ryuichi Sakamoto vive da tempo a New York, nel West Village e spesso frequenta un ristorante, Kajitsu. L’artista ama molto i piatti di questo spazio… ma proprio non sopportava la musica diffusa qui, tra l’altro ad un volume piuttosto alto. E’ questo quel che riporta con garbo tutto newyorkese sul New York Times il giornalista Ben Ratliff.

Siccome Sakamoto evidentemente questo ristorante lo ama proprio molto e non voleva assolutamente rinunciare a cenarci per banali motivi musicali, ha deciso di far sapere allo chef Odo che a suo avviso la background music era proprio insopportabile. Lo chef, invece di arrabbiarsi, ha dato spazio allo stesso Sakamoto, che ha selezionato una playlist proprio per questo spazio, che tra l’altro è diviso in due o meglio in tre. Accanto a Kajitsu, un ristorante vegano che segue i principi della cucina Shojin, ci sono anche Kokage e, dall’altra parte della strada Ippodo, due spazi più easy sempre in stile orientale.

Oggi, fa sapere Ben Ratlif, che nell’articolo su NYT fa ragionamenti davvero sensati sull’importanza della musica e della sua selezione, le stesse playlist selezionate da Sakamoto sono diffuse da impianti audio di qualità ma a basso volume sia all’interno di Kajitsu sia nelle sale di Kokage.

In realtà per selezionare una playlist da cinquanta brani Sakamoto si è fatto aiutare da Ryu Takahashi, music producer, manager e curatore… perché ovviamente selezionare musica sembra facile, ma non è affatto così. I due vogliono rinnovare la playlist ad ogni stagione. L’artista non aveva intenzione di rendere pubblica la sua collaborazione, ma siccome Ben Ratlif in qualche modo è venuto a conoscenza della faccenda, ha deciso di non nascondersi.

L’articolo sul NYT continua poi con una bellissima indagine su come alcuni importanti ristoratori newyorkesi scelgano la musica per la propria attività. Articoli così sono davvero importanti per chi si occupa di musica e dispiace che sulle testate italiane mai e poi mai riusciamo a leggerne.