L’Italia guarda al passato: lo streaming a pagamento non cresce, il vinile sale e Battisti “vince”

FIMI, la Federazione Industria Musicale Italiana qualche settimana fa ha pubblicato i dati sul primo semestre 2017 del mercato discografico. I numeri, purtroppo non sono positivi. Affatto.

Per i problemi sui supporti fisici, FIMI dà una spiegazione sensata: “L’assenza di titoli forti a livello di repertorio italiano nella prima parte dell’anno, ha contribuito ad una frenata dopo due anni di crescita costante. Il segmento fisico è sceso del 17% mentre il digitale ha registrato una performance stabile, seppure influenzata negativamente dal continuo declino del segmento download (- 10%). Lo streaming, cresciuto del 3%, ha raggiunto la più elevata quota di mercato di sempre e rappresenta oggi il 44% di tutto il mercato discografico…”

Se il valore del mercato del vinile cresce in modo notevole (dal 6 al 9 per cento del mercato), perché ormai l’oggetto vinile piace molto, fa davvero dispiacere che gli abbonati ai servizi di streaming a pagamento (Spotify, Apple Music) dal 2016 al 2017 siano cresciuti solo dell’1%. Il restante e misero 2% di crescita, evidentemente, deriva da servizi come Spotify Free, YouTube, etc.

Sembra proprio che gli italiani per la musica online non vogliano spendere, anche se un abbonamento ad un servizio musicale di streaming cambia la vita agli appassionati. Nel mondo se ne sono accorti, visto che Spotify ad agosto 2017 ha comunicato di aver raggiunto i 60 milioni di abbonati a pagamento, appena 5 mesi dopo aver raggiunto i 50 milioni.

I motivi di questa situazione sono tanti. Senz’altro non aiutano articoli come quello pubblicato qualche settimana fa dal Corriere, un articolo in cui viene salutata come una vittoria la scelta degli eredi di Lucio Battisti di pubblicare la solita antologia su CD e su vinile. Purtroppo, chi paga per Spotify ed Apple Music, oggi, i capolavori di un genio come Battisti non può ascoltarli, mentre su YouTube sono disponibili gratis tutti gli album. Forse gli eredi guadagnano di più, ma la musica perde. Eccome.

L’Italia dovrebbe fare un salto in avanti su tante questioni che riguardano la musica. La gestione dei diritti musicali è ancora oggi complicata ed il dibattito pubblico, che dovrebbe riguardare i problemi veri, ad esempio la mancata crescita dello streaming, si concentra sulla querelle Fedez – SIAE o su presunte rivincite di chi sta, purtroppo, facendo scordare ai più giovani uno dei più grandi autori ed interpreti della storia del pop italiano.

(Lorenzo Tiezzi)