Il potere del rock and roll è parte del successo dei ristoranti American style

La ristorazione in Italia, nel giro degli ultimi 25 anni, è cambiata quasi completamente. Chi non ha vent’anni ricorda senz’altro la catena fast food all’italiana Italy and Italy e l’altrettanto italiano Burghy, che poi diventò la base della rete McDonalds in Italia.

In realtà oggi, accanto ai soliti fast food, ci sono tante altre catene di ristorazione ‘easy’ dedicate alle famiglie, ai ragazzi e a chi non ha voglia di prenotare, vestirsi bene e fare la fila per un tavolo. I brand sono molti e la qualità mediamente alta, tanto che le trattorie tradizionali e le classiche pizzerie di quartiere non possono che soffrire e parecchio la concorrenza di catene come Old Wild West, Roadhouse, Spiller (etc) che si somma a quella di catene di pizzerie come Rosso Pomodoro, Fratelli la Bufala, Trattoria Caprese…

A differenza dei ristoranti familiari di livello medio, le catene comunicano bene e lo fanno anche grazie alla musica. Proprio come accade per realtà locali di livello alto (a Brescia la gelateria Il Biondo eccelle in grafica, musica e comunicazione, così come Area Docks, ormai un colosso cittadino), le catene curano le insegne, i siti web, i menu, il modo in cui è vestito il personale. Più in generale, si prendono cura di ogni singolo dettaglio quella che gli esperti di marketing chiamerebbero ‘branding experience’.

La differenza sostanziale tra trattorie / pizzerie di quartiere e catene non riguarda certo il cibo. Di solito nel tipico ristorante italiano ‘alla buona’ si mangia bene, meglio che in qualsiasi catena del pianeta terra (isole comprese). Ma chi mangia fuori ogni tanto vuol pure cambiare e contemporaneamente non sorprendersi troppo, sia dal punto di vista del cibo, sia da tutto ciò che troverà intorno a sé prima o dopo essersi seduto.

Tra le tante catene di ristoranti presenti in Italia oggi, le più musicali sono probabilmente quelle che si ispirano ai diner americani anni ’50. Come si fa a non pensare a quel periodo senza sentire nelle orecchie “Be Bop a Lula“? Tra l’altro, la musica rock di quel periodo è ritmicamente varia, è allegra, è molto riconoscibile dal punto di vista sonoro ed è pure piacevolmente diversa da ciò che dobbiamo sorbirci ogni giorno alla radio e in tv. Non è un caso che uno dei brand più musicali degli ultimi anni in senso assoluto, ovvero Tiger, punti molto su sonorità di questo tipo… (NB ovviamente Tiger allarga il tiro e mette insieme Beach Boys e Beatles con citazioni pop contemporanee retrò, purché ritmicamente e sonoramente ‘happy’).

In spazi di questo tipo, su comodi divanetti oggi scomparsi dai fast food, va chi ama ritrovarsi nell’atmosfera senza tempo di Arnolds, il celeberrimo locale in cui Fonzie, Ricky e gli altri protagonisti di Happy Days passavano un sacco di tempo… e vanno pure un sacco di bambini, grazie ad aree bimbi ben fornite.

Ho cenato in due spazi di questo tipo a distanza di poche ore, in due città diverse. Sono rimasto soddisfatto, proprio come i miei commensali, sia dal conto sia dalla qualità del cibo in entrambe le occasioni. Si spende molto più che in pizzeria, ma lo si fa volentieri.

Uno dei due ristoranti è chiaramente più curato nei dettagli e l’atmosfera anni ’50 qui è più piacevole, visto che anche l’illuminazione e la qualità generale degli arredi è maggiore.

A livello musicale, non ho percepito differenze sostanziali, anche perché, purtroppo, in uno dei due ristoranti, dal mio tavolo, la bella musica, ben selezionata, non si sentiva proprio. Non si sentiva neppure all’inizio della cena, quando nel locale eravamo in pochissimi. Paradossalmente, accade proprio il locale che diffonde la sua musica anche fuori, sulla porta, invogliando ad entrare i clienti, grazie a due belle casse di grandi dimensioni.